18 dicembre 2004

08 dicembre 2004

(Ada's taxonomies)
e di tutte le piu' criminose colpe mi si puo' accusare, tranne che di quella di non affrontare con consapevolezza la laguna (una lacuna, ma piena) di tempo libero caratteristico della mia eta', che puo' prima di tutto essere occupato affondando le giornate in un romanzo talmente spesso da fornire una comoda realta' parallela. Ma di questo si', mi si puo' accusare, o quantomeno farmelo qualche volta notare, che una volta dentro non ne vedo piu' i limiti, o davvero non li voglio vedere anche quando sono ben delimitati da garzette e canne palustri.
Ma dire davvero tutto, la rete non aiuta. Di questi tempi, basta collegarsi per controllare la mailbox che, tanto velocemente che non si sa come (continuo ad appoggiare chi trova che google sia l'unico tentativo di intelligenza artificiale con un futuro) ci si ritrova in posti che ampliano enormemente la propria saga familiare del momento in un mostruoso rizoma, sfruttando l'inevitabile fame di note e l'altrettanto famelico tentativo di ritrovare i paragrafi feticcio del lettore curioso, e non lavoratore. (non so proprio ora se ne usciro' mai)

02 dicembre 2004

(che cos'e' questo loop)



Ha un'aria improvvisa di musica da cocktail anche nel senso che ha un inizio con un'aria cosi' discreta. Che a dire il vero non lo e', davvero non lo e' per nulla. Mi trovo spesso, io, a trovar tutto sbagliato il criterio con cui sovente di distingue lo sfondo dal resto; raramente, io, ho visto una carta da parati discreta. Comunque questo non importa, perche' anche chi al cocktail e' preso enormemente dalle proprie chiacchiere, alla terza o alla quarta traccia del cd dei Tipsy si dovra' per forza chiedere che cos'e' questo loop? Perche' non appena se ne accorge e riesce a dargli ragione, non avra' nemmeno il tempo e subito tornera' ad essere inappropriato. Inappropriato come le palme da cocco lungo una via industriale in un pomeriggio dicembrino, quindi un favoloso inappropriato. I Tipsy fanno crescere le palme da cocco lunga la tua via sotto una pioggia rada nel buio delle sei di sera, la stessa pioggia metropolitana che costringe a lavare due volte il bucato, e le palme crescono proprio mentre non te ne accorgi, alla tua destra e alla tua sinistra. In certi casi si riesce anche a dirlo elettrojazz senza provare disgusto per quelle parole, ma cercando una giustificazione di un piacere cosi' inaspettato nei momenti in cui la batteria suonata con le spazzolette e' sostituita dal suono di una cascata, che sembra piu' il rumore di un quadro kitsch che una cascata, ma insomma, una cascata. E si puo' anche dire nonostante (ancora!). Nonostante la consapevolezza di trarre piacere non da un motivo hawaiiano, ma da un possibile film, o una storia con lo sfondo sonoro di un motivo hawaiiano, si puo' ascoltare, grazie a delle pretese che sembrano quasi non esserci, aloha.

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